“Me li hai portati via!” La furia di Bahar che strangola Piril. Anticipazioni LA FORZA DI UNA DONNA

OCCHIELLO: L’aggressione russa all’Ucraina e la conseguente instabilità dei mercati del gas hanno svelato la vulnerabilità strutturale dell’Europa, spingendo il continente verso una storica accelerazione della transizione energetica. La sicurezza degli approvvigionamenti non è più solo un tema economico, ma una priorità geopolitica che si risolve nel sole, nel vento e nell’innovazione.

SOMMARIO: Questo articolo analizza come la recente crisi dei prezzi energetici abbia agito da catalizzatore, trasformando la transizione ecologica da opzione a necessità esistenziale per l’Unione Europea. Si esplorano gli ambiziosi obiettivi del pacchetto Fit for 55 e del piano REPowerEU, le sfide infrastrutturali e normative che ritardano l’implementazione delle Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) e l’importanza strategica dell’idrogeno verde e della creazione di nuove competenze professionali per un futuro energetico autonomo e sostenibile.

I. Il Risveglio Brusco: La Fragilità della Dipendenza Fossile
Per decenni, l’Europa ha costruito la sua prosperità su una dipendenza significativa dai combustibili fossili, in particolare dal gas naturale russo. La crisi energetica innescata dagli eventi geopolitici del 2022 ha agito come un elettroshock, svelando la profonda fragilità di questa dipendenza. L’impennata dei prezzi del gas non ha solo gonfiato le bollette, spingendo milioni di famiglie e imprese verso la povertà energetica, ma ha anche dimostrato come la sicurezza energetica sia indissolubilmente legata alla sicurezza nazionale e alla stabilità politica del continente.

La crisi ha reso inequivocabile un concetto: decarbonizzazione e indipendenza energetica sono due facce della stessa medaglia. L’unica via per affrancarsi dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili e dalla ricattabilità politica dei Paesi fornitori è la massiccia adozione di risorse energetiche interne, pulite e rinnovabili.

II. La Risposta Europea: Fit for 55 e l’Urgenza di REPowerEU
Di fronte a questa emergenza, l’Unione Europea ha reagito con determinazione, alzando l’asticella delle sue ambizioni climatiche. Il pilastro normativo rimane il pacchetto “Fit for 55”, che mira a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990). Tuttavia, la crisi ha richiesto un piano di accelerazione immediato: REPowerEU.

Lanciato nel 2022, REPowerEU è il piano per porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili russi ben prima del 2030, concentrandosi su tre assi principali:

Diversificazione delle fonti di approvvigionamento (ad esempio, aumentando le importazioni di GNL da partner affidabili).

Risparmio energetico e miglioramento dell’efficienza.

Aumento esponenziale della produzione di energia da fonti rinnovabili (FER).

Questo piano ha portato l’UE a fissare un obiettivo vincolante di raggiungere almeno il 42,5% di energie rinnovabili nel mix energetico entro il 2030, con l’esortazione a puntare al 45%.

III. Le Sfide della Transizione: Burocrazia e Rete Elettrica
L’ambizione politica è chiara, ma la sua implementazione incontra ostacoli strutturali complessi, in particolare in Paesi come l’Italia.

Il Freno Burocratico: L’installazione di nuovi impianti eolici e fotovoltaici, sia a livello industriale che su scala domestica, è ancora rallentata da procedure autorizzative eccessivamente lunghe e complesse. La burocrazia e le resistenze locali (il fenomeno del NIMBY – Not In My Back Yard) rappresentano spesso il vero collo di bottiglia che impedisce di raggiungere gli obiettivi del 2030. L’Europa e i singoli Stati sono chiamati a semplificare drasticamente i processi di autorizzazione.

L’Adeguamento della Rete: Le FER, in particolare l’eolico e il solare, sono fonti intrinsecamente intermittenti. La rete elettrica attuale, concepita per la generazione centralizzata e costante delle centrali fossili, non è adeguatamente preparata a gestire un flusso energetico decentralizzato e variabile. È cruciale investire miliardi nell’ammodernamento della rete (smart grid) e nello sviluppo di sistemi di accumulo su larga scala (batterie, pompaggio idroelettrico), capaci di immagazzinare l’energia prodotta in eccesso per rilasciarla quando serve.

IV. I Nuovi Vettori Energetici: Idrogeno e Comunità Energetiche
La transizione non si limita all’elettricità. Per decarbonizzare settori “difficili da abbattere” (hard-to-abate) come l’industria pesante (acciaio, cemento) e i trasporti a lunga distanza (navi e aerei), l’Europa punta sullo sviluppo di nuovi vettori energetici.La forza di una donna, la nuova serie turca dal 3 giugno su Canale 5 ...

L’idrogeno verde, prodotto tramite l’elettrolisi alimentata da FER, è visto come la soluzione più promettente. L’UE sta investendo massicciamente nella creazione di una “spina dorsale” europea dell’idrogeno e in Hydrogen Valleys regionali, preparando l’infrastruttura per sostituire il gas naturale nei processi industriali ad alta temperatura.

Parallelamente, si rafforza il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Queste entità permettono a cittadini, PMI ed enti locali di produrre, consumare e condividere localmente l’energia rinnovabile. Le CER non solo promuovono l’efficienza e l’autoconsumo, ma combattono anche la povertà energetica e favoriscono l’accettabilità sociale degli impianti, creando benefici diretti per le comunità.

V. Conclusione: Un Investimento per il Futuro
La crisi energetica, per quanto dolorosa, ha fornito all’Europa la spinta definitiva per abbracciare la sua più grande sfida: la transizione ecologica. L’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 è ora anche un obiettivo di sovranità strategica.

Affinché la transizione abbia successo, è necessaria una visione a lungo termine che vada oltre gli incentivi temporanei. Si richiedono investimenti pubblici e privati massicci in infrastrutture (reti, accumulo, idrogeno), un’azione politica coraggiosa per semplificare la burocrazia e, non ultimo, un grande piano per la formazione di nuove competenze professionali nel settore green e digitale.

Solo in questo modo l’Europa potrà trasformare la vulnerabilità geopolitica attuale in un’opportunità storica per costruire un sistema energetico non solo pulito, ma anche resiliente, stabile e democratico, assicurando prosperità e leadership tecnologica per le generazioni future.