Don Matteo, Raoul Bova: «Finalmente si torna a parlare di me come attore. Sono molto simile a Don Massimo»

 

Raoul Bova è tornato a indossare l’abito di Don Massimo. Nella sua terza stagione di Don Matteo (la quindicesima complessiva), il prete in motocicletta si troverà per la prima volta alle prese con un ruolo inedito: quello di “padre” oltre la canonica. Accoglierà e proteggerà Maria, un’adolescente incinta e senza memoria, e Max, il suo bambino di pochi mesi. Una svolta che sposta l’equilibrio del personaggio e lo costringe a misurarsi con una responsabilità nuova, emotiva e concreta. Per Bova è anche l’occasione di rimettere al centro il lavoro, dopo mesi in cui l’attenzione mediatica si è concentrata soprattutto sulla sua vita privata. La fiction Rai, in onda dal 2000 e rimasta negli anni un appuntamento amatissimo dal pubblico, rappresenta la traiettoria più naturale: non un racconto di “redenzione”, quanto piuttosto un percorso di vocazione, nel senso più ampio del termine. Una parola che, a detta dell’attore romano, oggi avvicina sempre di più uomo e personaggio nei valori che inseguono e difendono.

Don Matteo, le anticipazioni di stasera: Bova in crisi, Frassica rischia la pensione. I nuovi protagonisti della 15esima stagione

Al centro di questa stagione c’è la parola “cuore”. Cosa dovevano aspettarsi il pubblico?Ascolti Tv: vince Don Matteo ma Striscia riparte bene. Formigli meglio ...

«C’è anche la vocazione tra i temi di questa stagione.

Tutti i personaggi avranno a che fare con la loro vocazione: c’è chi l’avrà più religiosa e chi legata al posto che ognuno di noi vuole avere nella propria vita. Sarà una stagione anche ricca di avvenimenti, di personaggi nuovi, di commedia ma anche di azione. Don Massimo ritroverà una fisicità importante. Sarà messo in condizioni nelle quali non potrà non reagire e questo lo metterà molto in discussione come prete. Sarà disposto a fare qualsiasi cosa per proteggere questa ragazza, però ci si interrogherà su quanto sia giusto per l’abito che indossa. Questo sarà un tema per tutta la stagione».

Se oggi Don Massimo dovesse incontrare Raoul Bova, quali consigli darebbe l’uno all’altro?

«Mi sa che sono molto simili tutti e due, eh (ride, ndr). Diciamo che vivonol’eterna voglia di crescere, di essere curiosi delle situazioni, di non aver paura, di non abbassare mai il livello della consapevolezza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, di non perdere anche l’istinto e l’amore per la vita, per le persone, per la giustizia. Anche di resistere a tutte le difficoltà che possono incontrare. Don Massimo è messo tanto alla prova perché avrà un conflitto forte con se stesso: trova per la prima volta una responsabilità affettiva così grande e rischia di perderla. Qualcuno vuole portargli via Maria, e questo è un conflitto molto forte per un prete, per un uomo e per un padre».

È contento che, dopo tanto chiacchierare, si tornerà a parlare di lei come attore e quindi per il suo lavoro?

«Sì, non vedevo l’ora. Non vedevo l’ora»

L’Umbria vi ha accolto come una casa: quanto è stato bello tornare a Spoleto?

«A Spoleto ci accolgono veramente bene, dato che ormai ci conoscono tutti. Ho condiviso con loro questi tre anni, mentre c’è chi ne ha passati di più, ed è nata un’amicizia. C’è una condivisione che lega questo progetto. Loro sono molto contenti che stiamo lì e noi siamo molto contenti di stare lì perché è un modo per stare più uniti e non disperderci. Ci ritroviamo ogni giorno nella città e viviamo un po’ come una famiglia».